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2009 dal 5 al 12 Aprile

8a SETTIMANA MONDIALE della Diffusione in Rete Internet nel MONDO de

" i Quattro VANGELI " della CHIESA CATTOLICA , Matteo, Marco, Luca, Giovanni, testi a lettura affiancata scarica i file cliccando sopra Italiano-Latino Italiano-Inglese Italiano-Spagnolo

L'ARGOMENTO DI OGGI

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dai GIORNALI di OGGI

GIUSTIZIA

2008-12-09

Ingegneria Impianti Industriali

Elettrici Antinvendio

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DG

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Dalessandro Giacomo

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L'ARGOMENTO DI OGGI

 

 

 

CORRIERE della SERA

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2008-12-07

la russa: "le Camere sono due e a gennaio si può iniziare l'uno e l'altro"

"Prima il federalismo, poi la giustizia"

Riforme, parla Bossi, la Lega fissa l'agenda per la maggioranza. Cota: Alfano riferisca in Parlamento

Il Csm contro le toghe in guerra "Trasferire i due procuratori" (7 dic. 2008)

L'ira dei magistrati di Catanzaro: neanche per Riina usati questi metodi (7 dic. 2008)

Violante: "Magistrati, troppo potere" (8 dic. 2008)

MILANO - È il primo a manifestare perplessità sull'urgenza di dar vita alla riforma della giustizia. Perché a suo avviso è importante prima di tutto approvare il federalismo.

Umberto Bossi (Cavicchi)

Umberto Bossi (Cavicchi)

Il segretario della Lega Nord Umberto Bossi si è mostrato ancora una volta categorico su quali devono essere le prossime mosse del Parlamento. "Prima - ha detto Bossi all'Ansa- c'è il federalismo, poi, eventualmente ci sarà la riforma sulla giustizia. Ma eventualmente".

BERLUSCONI - Quando però gli è stato fatto presente che il premier ha chiesto di accelerare la riforma sulla giustizia, il leader leghista ha risposto che "se lo chiede Berlusconi, allora lo si fa. È lui il presidente del Consiglio. È lui che comanda il consiglio dei ministri. E se lui propone quella roba si va avanti. Però prima c'è il federalismo. Poi discuteremo la riforma sulla giustizia". Bossi ha poi precisato che nel centrodestra "ci sono quelli che hanno paura del federalismo", facendo riferimento al sud: "hanno paura, perché non vogliono che nessuno sappia quanti soldi vanno al sud e come vengono spesi". Di una cosa tuttavia Bossi è certo: il federalismo "passa, questa volta passa".

COTA - E le parole di Bossi vengono fatte proprie dal capogruppo della Lega alla Camera Roberto Cota per il quale "Per quanto riguarda le riforme, il federalismo fiscale è una priorità assoluta, infatti è l'unica riforma strutturale per uscire dalla crisi economica". "Sulla giustizia - rileva Cota - il ministro Alfano riferisca in Parlamento e ci faccia sapere la sua posizione. I paletti devono essere la separazione delle carriere, il ritorno alla polizia giudiziaria di competenza per quanto riguarda le indagini preliminari e la riforma del Csm".

LA RUSSA - Dal popolo delle liberta però c'è chi cerca di trovare una possibile sintesi. Riforma della giustizia e federalismo "non sono inconciliabili" spiega ad Affaritaliani.it il ministro della Difesa e reggente di An, Ignazio La Russa, che aggiunge: "I tempi del federalismo li abbiamo già fissati e non subiranno rallentamenti, ma le Camere sono due e a gennaio si può iniziare l'uno e l'altro, se fosse necessario. Quindi, Bossi non tema. L'importante è non usare la giustizia come modo per rinviare il federalismo, altrettanto importante però è non usare il federalismo come argomento per non fare la riforma della giustizia. Il sistema bicamerale consente di avviare la giustizia anche prima che il federalismo fiscale sia esaurito, senza far ritardare il federalismo stesso".

BONGIORNO - Ed anche Giulia Bongiorno (Pdl) rilancia la tesi della necessità di una modifica urgente della riforma della giustizia. "Il sistema giustizia è semidefunto perché non è più un servizio per i cittadini. Il cittadino che subisce un torto e chiede tutela, non ha la possibilità di vedere riconosciuti i propri diritti e, addirittura, rinuncia alla giustizia". La presidente della Commissione Giustizia della Camera nega ogni fondamento all’accusa dell’Anm secondo la quale in Parlamento si sia strumentalizzato contro fra procure sui fascicoli De Magistris per rilanciare la riforma della Giustizia preparata dal centrodestra. "Non c’e’ nessuno - afferma la Bongiorno a Skytg24 - che intende fare ritorsioni, vendette o approfittarsi di qualsiasi cosa. Quanto è successo in questi giorni ha semplicemente fatto riaprire il dibattito sulla riforma della Giustizia".

GARGANI - "In settimana presentiamo una proposta". Giuseppe Gargani, a lungo responsabile Giustizia di Forza Italia e presidente della commissione Affari giuridici a Strasburgo, non sa ancora "se il piano del Pdl sarà presentato alla Camera o al Senato. Ma - aggiunge - sicuramente vedrà la luce questa settimana". Questi i punti: "Distinzione tra polizia giudiziaria e pubblico ministero. Fissazione delle competenze dei pm" perché, spiega Gargani, "bisogna evitare che indaghino chiunque". E obbligatorietà dell'azione penale: "Non è che i pm possono fare ciò che vogliono. Bisogna stabilire criteri sui quali il Parlamento dovrà decidere", spiega l'esponente azzurro. A Gargani si aggiunge il presidente della commissione Giustizia di palazzo Madama, Edmondo Berselli: "C'è il provvedimento sulla riforma della giustizia civile in commissione al Senato - spiega - e anche sulla giustizia penale c'è un'intesa di massima con l'opposizione. Ma è sulle riforme di sistema - osserva l'esponente di Alleanza nazionale - che bisogna agire. Mi riferisco soprattutto alla separazione delle carriere". E poi propone: "Perché non trasferiamo alla competenza dei giudici di pace la competenza di quei reati che il ministero ritiene di minore allarme sociale?". Propone inoltre Berselli. "Sarebbe una riforma fatta a costo zero", spiega l'esponente del Pdl.

Di PIETRO - "Giù le mani dalla giustizia". Afferma, invece, l'onorevole Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori paventando una dura reazione del suo partito contro questa eventualità, anche altre manifestazioni come quella di Piazza Navona. "Ancora una volta - prosegue - si intravede all'orizzonte il tentativo di inciucio sui temi della giustizia. Ancora una volta il diavolo tentatore Silvio Berlusconi cerca di coinvolgere i partiti dell'opposizione nella proposta di una pseudo riforma che ha soltanto l'amaro sapore di una resa dei conti con la magistratura. L'obiettivo è sempre lo stesso: togliere l'indipendenza ai giudici e sottoporli al potere politico. Un disegno che viene da lontano e che affonda le sue radici nel progetto della P2. La macchina della giustizia ha bisogno di altro: maggiori risorse economiche, più personale, e non certo dei tagli fino adesso stabiliti. Prendiamo atto che alcuni partiti dell'opposizione si lasciano circuire, ma noi no. L'Idv è in campo per difendere la separazione dei tre poteri, principio fondante della democrazia. E, di fronte a quest'ennesimo allarme democratico, l'Italia dei valori è pronta - conclude Di Pietro - a chiamare a raccolta i cittadini per altre cento e mille piazza Navona".

08 dicembre 2008

 

 

Via alla procedura per Apicella e Jannelli. Berlusconi: la riforma va fatta

Il Csm contro le toghe in guerra "Trasferire i due procuratori"

ROMA - Scontro fra le Procure di Salerno e Catanzaro: il Csm ha avviato la procedura di trasferimento d' ufficio per Enzo Jannelli, pg di Catanzaro e per Luigi Apicella, procuratore di Salerno. Un procedimento disciplinare aperto dopo la sfida tra le due Procure a colpi di sequestri e perquisizioni sull' inchiesta Why not, aperta a suo tempo dal pm Luigi de Magistris. Berlusconi: la riforma della giustizia va fatta.

(7 dicembre 2008) - Corriere della Sera

 

 

 

 

I verbali raccolti a Palazzo dei Marescialli

L' ira dei magistrati di Catanzaro: neanche per Riina usati questi metodi

ROMA - Pietro Antonio Sirena, un magistrato siciliano che ora presiede la Corte d' Appello di Catanzaro, è il quarto ad essere ascoltato dalla I commissione e quando tocca a lui parlare nell' aula "Vittorio Bachelet" gela i consiglieri con una frase che forse rimarrà nella storia del Csm: "Neanche per Totò Riina si usano questi metodi durante le perquisizioni...". Togati e laici (il presidente Bergamo, il relatore Petralia, i consiglieri Roia, Fresa, Saponara, Maccora, Mannino, Viola, Siniscalchi e Ferri) ascoltano basiti. Infatti, dal racconto della perquisizione ordinata dalla Procura salernitana, che una settimana fa ha setacciato gli uffici e le case dei colleghi calabresi, emergono modalità abnormi che ora suscitano grande clamore perché ad essere messi sotto torchio sono i magistrati. È il dottor Enzo Jannelli, il magistrato sceso da Pisa in Calabria un anno fa per prendere le redini della Procura generale di Catanzaro, a raccontare al Csm questi particolari: "Alle 6.40 del 2 dicembre, i carabinieri hanno bussato alla porta della villetta di Soverato del dottor Salvatore Curcio...". E qui inizia la descrizione di una perquisizione domiciliare e personale molto accurata che ha coinvolto oltre al pm indagato anche i suoi figli piccoli e la moglie, una professoressa: l' indagato, che ha aperto in pigiama, è stato portato in una stanza dove gli è stato chiesto di alzare la maglietta e di abbassare i pantaloni. Poi, ha aggiunto il pg, la polizia giudiziaria si è spostata nella stanza dei bambini dove sono stati aperti anche gli zainetti della scuola. Il tutto eseguito non da un appuntato senza esperienza ma sotto la direzione di Antonio Centore, uno dei sette procuratori salernitani scesi a Catanzaro che era nei pressi a dirigere l' operazione. Ma come è potuto succedere che la casa di uno dei magistrati antimafia più stimati in Calabria - l' operazione "Decollo" condotta da Curcio insieme al Ros fruttò un sequestro di 5.400 chili di cocaina acquistati dalle ' ndrine di Vibo Valentia in Colombia - sia stata scambiata per il covo di un criminale? Il procuratore di Salerno Luigi Apicella, il penultimo a essere ascoltato, pare abbia alzato le spalle. "Veramente anche lei è convinto che esista un complotto contro il dottor Luigi de Magistris che coinvolge anche il Csm?", chiede un togato. Il procuratore replica in modo evasivo, glissando sul perché i suoi sostituti abbiano avuto mano libera a Catanzaro. Un altro togato insiste ma ottiene poco: "Il capo è lei e quindi a lei toccava frenare gli eccessi" e "non può risponderci come se a lei spettasse solo mettere il visto su quell' ordine di perquisizione così mastodontico". Il procuratore Apicella, poi, si lamenta a causa del comportamento della Procura generale calabrese: "Abbiamo avuto solo risposte parziali, siamo dovuti intervenire". Eppure i consiglieri non mollano: "Perché avete messo insieme un atto di 1.700 pagine poco motivato e molto ricco di particolari tratti dalle inchieste del dottor de Magistris il quale, risulta dagli atti, è stato ben 66 volte in Procura a Salerno a fare le sue denunce?". E ancora: "Perché nel provvedimento ci sono elementi grafici inusuali, la foto di Mancino, i link... Perché non avete scritto nel decreto che il sequestro era finalizzato ad ottenere copia dei fascicoli Why not?". Apicella argomenta ma è chiaro che i consiglieri non sono soddisfatti e quando il procuratore di Salerno se ne va, a bordo di una "Bravo" bianca che lo raccoglie fin nel cortile, gli si legge in faccia che è preoccupato per un trasferimento d' ufficio. Il procuratore generale di Salerno, Lucio Di Pietro, si tiene lontano dalla contesa confermando che negli uffici giudiziari salernitani lui ha trovato "molto disordine". Mentre Enzo Jannelli, dopo la denuncia sulle perquisizioni, deve rispondere alle domande sulla sua reazione a caldo che ha comportato il controsequestro della carte Why not già sequestrate dai pm di Salerno: "Dovevamo farlo, era una risposta a un atto destabilizzante". Tuttavia, anche Jannelli risponde con difficoltà quando gli si fa notare che quel decreto di sequestro, casomai, avrebbe dovuto firmarlo la Procura di Catanzaro: "Dovevamo farlo, per reazione a un atto eversivo", replica il pg, ma non è detto che questo basti ad evitare un trasferimento d' ufficio. Il procuratore di Catanzaro Vincenzo Lombardo parla poco ma la sua richiesta di far entrare subito Salvatore Curcio non passa: così il pm che ha subito la perquisizione molto dura fa un viaggio a vuoto a Roma. Lo vedono allontanarsi solo dal Csm dove è atteso martedì mattina. Dino Martirano

Martirano Dino

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(7 dicembre 2008) - Corriere della Sera

 

 

 

"Sì al cambio delle norme con la maggioranza"

Violante: "Magistrati, troppo potere"

La proposta: "Azzeriamo il contenzioso reciproco.

Poi parta il confronto alla luce del sole"

ROMA - Onorevole Luciano Violante, dopo la nuova guerra tra le toghe, la maggioranza invoca a gran voce la riforma della giustizia, lei è d'accordo?

"Facciamo un'ipotesi: e cioè che il nuovo caso sia un'eccezione. Dovremmo registrare, dopo il tempestivo intervento del capo dello Stato, che il Csm si è mosso con immediatezza ed efficacia. Tutto bene. Ma io, però, non sono affatto convinto che sia un'eccezione".

Luciano Violante (Lapresse)

Luciano Violante (Lapresse)

Perché?

"Lo scontro tra Salerno e Catanzaro è la logica conseguenza del fatto che per anni la politica ha omesso di affrontare seriamente il tema della magistratura come potere. Il centrodestra in verità il problema se lo è posto, ma in modo che è apparso ritorsivo, non riformatore. Il centrosinistra non ne ha parlato per timore di limitare l'indipendenza dei magistrati. Eppure negli ultimi decenni il potere delle diverse magistrature è cresciuto a dismisura, in modo spesso autoreferenziale e quindi non sempre accompagnato da quella autodisciplina che dovrebbe sempre ispirare l'esercizio delle funzioni pubbliche, specie di quelle che più hanno bisogno della fiducia dei cittadini. Ecco perché, è evidente, che ormai è necessario fare la riforma subito".

Come mai è tanto cresciuto il potere della magistratura?

"Il fenomeno è generale in tutto il mondo. Basta pensare al ruolo della Corte suprema sua thailandese nella crisi dei giorni scorsi. Per non parlare di quello giocato dalla Corte Suprema americana nella prima elezione di Bush. Ma in Italia ha una peculiarità".

Perché?

"Per tre motivi. Innanzitutto perché manca nel mondo politico la consapevolezza della necessità di un'etica pubblica e di una responsabilità politica indipendente e separata dalla responsabilità penale. Se l'unica responsabilità che conta è quella affermata dai giudici, diventa inevitabile che i giudici acquisiscano un anomalo potere di condizionamento dei fatti politici. Il secondo motivo è che le diverse magistrature costituiscono l'ossatura amministrativa dello Stato. Sono la nostra Ena, cioè quello che in Francia è la Scuola nazionale di amministrazione. Si pensi al ruolo dei magistrati ordinari all'interno del ministero della Giustizia, nelle strutture del Csm, nei gabinetti e uffici legislativi degli altri ministeri, nelle Commissioni parlamentari. Per non parlare del fatto che ogni atto di governo o della pubblica amministrazione finisce sotto la giurisdizione del Tar e del Consiglio di Stato".

Persino la nomina del primo presidente della Cassazione...

"L'autogestione della macchina giudiziaria e della carriera, e la presenza in snodi essenziali dell'amministrazione pubblica hanno assicurato la totale impermeabilità dell'ordine giudiziario a controlli esterni e la possibilità per ciascun magistrato che lo voglia di essere al centro di un sistema esclusivo di relazioni di potere".

E il terzo motivo?

"È il potere "invasivo" del pubblico ministero, accresciuto dal grande numero di leggi penali. Il codice non chiarisce quando il pm può iniziare ad intervenire: se dopo aver ricevuto la notizia di reato, oppure quando, a sua discrezione, decide di andare a vedere se per caso un reato è stato commesso da un privato, un'azienda, un ufficio pubblico. In questo secondo caso il potere di intrusione nella vita del cittadino, delle imprese o della pubblica amministrazione è enorme".

Bene, bisogna fare la riforma della giustizia. Ma come? Insieme maggioranza e opposizione?

"Opposizione e maggioranza devono fare "time out", azzerare il contenzioso reciproco e discutere, senza presentare pacchetti già chiusi da prendere o lasciare. Al centrosinistra direi: fare la riforma della giustizia insieme al centrodestra non è un favore fatto a Berlusconi, è un dovere nei confronti del Paese, per permettergli di essere più equo, più responsabile e più moderno. E ancora: avevamo detto prima delle elezioni che avremmo fatto le riforme insieme al Pdl, dopo che le abbiamo perse non è un buon motivo per non farle più. Naturalmente il dialogo deve essere fatto nelle aule parlamentari, alla luce del sole".

Il centrodestra vuole separare pm e giudici. Servirà?

"No. La separazione delle carriere fa del pm una specie di superpoliziotto, appartenente ad una casta chiusa e perciò pericolosa. Consiglio di verificare gli effetti di questa riforma in Portogallo".

Cos'altro è necessario?

"Integrare la composizione del Csm, con la nomina di un terzo dei componenti da parte del capo dello Stato. E un'indagine conoscitiva sull'efficienza del sistema giudiziario: perché a Bari, con le stesse regole, un processo civile dura tre volte più che a Torino?".

Alla maggioranza e al governo invece cosa dice?

"Bando alle ritorsioni. È il momento di far prevalere il senso dello Stato. Non è che perché il cane è bagnato che adesso bisogna farlo affogare".

 

M. Antonietta Calabrò

08 dicembre 2008

"Sì al cambio delle norme con la maggioranza"

Violante: "Magistrati, troppo potere"

La proposta: "Azzeriamo il contenzioso reciproco.

Poi parta il confronto alla luce del sole"

ROMA - Onorevole Luciano Violante, dopo la nuova guerra tra le toghe, la maggioranza invoca a gran voce la riforma della giustizia, lei è d'accordo?

"Facciamo un'ipotesi: e cioè che il nuovo caso sia un'eccezione. Dovremmo registrare, dopo il tempestivo intervento del capo dello Stato, che il Csm si è mosso con immediatezza ed efficacia. Tutto bene. Ma io, però, non sono affatto convinto che sia un'eccezione".

Luciano Violante (Lapresse)

Luciano Violante (Lapresse)

Perché?

"Lo scontro tra Salerno e Catanzaro è la logica conseguenza del fatto che per anni la politica ha omesso di affrontare seriamente il tema della magistratura come potere. Il centrodestra in verità il problema se lo è posto, ma in modo che è apparso ritorsivo, non riformatore. Il centrosinistra non ne ha parlato per timore di limitare l'indipendenza dei magistrati. Eppure negli ultimi decenni il potere delle diverse magistrature è cresciuto a dismisura, in modo spesso autoreferenziale e quindi non sempre accompagnato da quella autodisciplina che dovrebbe sempre ispirare l'esercizio delle funzioni pubbliche, specie di quelle che più hanno bisogno della fiducia dei cittadini. Ecco perché, è evidente, che ormai è necessario fare la riforma subito".

Come mai è tanto cresciuto il potere della magistratura?

"Il fenomeno è generale in tutto il mondo. Basta pensare al ruolo della Corte suprema sua thailandese nella crisi dei giorni scorsi. Per non parlare di quello giocato dalla Corte Suprema americana nella prima elezione di Bush. Ma in Italia ha una peculiarità".

Perché?

"Per tre motivi. Innanzitutto perché manca nel mondo politico la consapevolezza della necessità di un'etica pubblica e di una responsabilità politica indipendente e separata dalla responsabilità penale. Se l'unica responsabilità che conta è quella affermata dai giudici, diventa inevitabile che i giudici acquisiscano un anomalo potere di condizionamento dei fatti politici. Il secondo motivo è che le diverse magistrature costituiscono l'ossatura amministrativa dello Stato. Sono la nostra Ena, cioè quello che in Francia è la Scuola nazionale di amministrazione. Si pensi al ruolo dei magistrati ordinari all'interno del ministero della Giustizia, nelle strutture del Csm, nei gabinetti e uffici legislativi degli altri ministeri, nelle Commissioni parlamentari. Per non parlare del fatto che ogni atto di governo o della pubblica amministrazione finisce sotto la giurisdizione del Tar e del Consiglio di Stato".

Persino la nomina del primo presidente della Cassazione...

"L'autogestione della macchina giudiziaria e della carriera, e la presenza in snodi essenziali dell'amministrazione pubblica hanno assicurato la totale impermeabilità dell'ordine giudiziario a controlli esterni e la possibilità per ciascun magistrato che lo voglia di essere al centro di un sistema esclusivo di relazioni di potere".

E il terzo motivo?

"È il potere "invasivo" del pubblico ministero, accresciuto dal grande numero di leggi penali. Il codice non chiarisce quando il pm può iniziare ad intervenire: se dopo aver ricevuto la notizia di reato, oppure quando, a sua discrezione, decide di andare a vedere se per caso un reato è stato commesso da un privato, un'azienda, un ufficio pubblico. In questo secondo caso il potere di intrusione nella vita del cittadino, delle imprese o della pubblica amministrazione è enorme".

Bene, bisogna fare la riforma della giustizia. Ma come? Insieme maggioranza e opposizione?

"Opposizione e maggioranza devono fare "time out", azzerare il contenzioso reciproco e discutere, senza presentare pacchetti già chiusi da prendere o lasciare. Al centrosinistra direi: fare la riforma della giustizia insieme al centrodestra non è un favore fatto a Berlusconi, è un dovere nei confronti del Paese, per permettergli di essere più equo, più responsabile e più moderno. E ancora: avevamo detto prima delle elezioni che avremmo fatto le riforme insieme al Pdl, dopo che le abbiamo perse non è un buon motivo per non farle più. Naturalmente il dialogo deve essere fatto nelle aule parlamentari, alla luce del sole".

Il centrodestra vuole separare pm e giudici. Servirà?

"No. La separazione delle carriere fa del pm una specie di superpoliziotto, appartenente ad una casta chiusa e perciò pericolosa. Consiglio di verificare gli effetti di questa riforma in Portogallo".

Cos'altro è necessario?

"Integrare la composizione del Csm, con la nomina di un terzo dei componenti da parte del capo dello Stato. E un'indagine conoscitiva sull'efficienza del sistema giudiziario: perché a Bari, con le stesse regole, un processo civile dura tre volte più che a Torino?".

Alla maggioranza e al governo invece cosa dice?

"Bando alle ritorsioni. È il momento di far prevalere il senso dello Stato. Non è che perché il cane è bagnato che adesso bisogna farlo affogare".

 

M. Antonietta Calabrò

08 dicembre 2008

 

 

REPUBBLICA

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2008-12-08

Il leader della Lega torna a dettare l'agenda delle priorità al governo

Ma Gargani annuncia: "La nostra proposta sarà presentata a giorni"

"In settimana la riforma del Pdl"

Ma sulla giustizia scontro Bossi - LaRussa

Violante: "I magistrati hanno troppo potere". L'ira di Di Pietro: "Andremo in piazza"

"In settimana la riforma del Pdl" Ma sulla giustizia scontro Bossi

Ignazio La Russa

ROMA - "Va bene riformare la giustizia, ma prima bisogna fare la riforma del federalismo". Umberto Bossi, in un'intervista al Tg1, torna a sottolineare quella che, per il Carroccio, è la la scala di priorità del governo.

Ma l'esecutivo vuole sfruttare il momento e accelerare. Lo conferma Giuseppe Gargani spiegando che il piano vedrà la luce "entro la fine di questa settimana". Con alcuni punti cardine, che l'esponente Pdl spiega così: "Distinzione tra polizia giurdiziaria e pubblico ministero, Fissazione delle competenze dei pm, perchè bisogna evitare che indaghino chiunque". E, infine, obbligatorietà dell'azione penale: "Non è che i pm possono fare ciò che vogliono. Bisogna stabilire criteri sui quali il Parlamento dovrà decidere", spiega l'esponente azzurro.

Meno sensibile del Pdl alla questione giustizia, la Lega, ha comunque tornato a far sentire la sua voce: "E' Berlusconi il presidente del Consiglio. Se vuole fare la riforma della giustizia si farà. Ma prima si deve fare il federalismo". Una puntigliosa rivendicazione che il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, accoglie cercando di sopire sul nascere la polemica ma avvertendo il Senatur: " "Bossi non tema. La cosa importante è non usare la giustizia come modo per rinviare il federalismo, altrettanto importante però è non usare il federalismo come argomento per non fare la riforma della giustizia".

 

Le parole del Senatur arrivano nel pieno della bufera che ha colpito le procure di Salerno e Catanzaro. Colta al balzo dal Pdl per rilanciare l'urgenza della riforma della giustizia. Con o senza l'accordo dell'opposizione. E se ieri la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro aveva espresso la cauta "disponibilità" dei democratici a discutere, oggi, dalle colonne del Corriere della Sera, Luciano Violante va oltre: "I magistrati hanno troppo potere è evidente che ormai è necessario fare la riforma subito" dice l'ex magistrato del Pd.

Affermazioni che vengono accolte con entusiasmo dal Pdl. "Il Pd ascolti le parole di Violante - dice Italo Bocchino di An - e non si faccia trascinare dal giustizialismo e dal populismo dell'antipolitica di Di Pietro". Mentre il ministro forzista Sandro Bondi riconosce a Violante "il merito di indicare la necessità di aprire finalmente un confronto". Confronto che però, sottolinea Cicchitto, può avvenire solo se il Pd non si presenterà con chi si sente "portatore di chissà quale diversità o superiorità sul piano morale". E sulla voglia del Pdl di mettere mano alla giustizia fanno fede le parole di Maurizio Gasparri: "Va fatta senza tentennamenti".

Chi di riforma non vuol sentire parlare è l'Idv di Antonio Di Pietro. Che torna ad attaccare Berlusconi e getta sul piatto l'accusa di "inciucio" sulla giustizia. "Prendiamo atto che alcuni partiti dell'opposizione si lasciano circuire da Berlusconi, ma noi no. L'Idv è in campo per difendere la separazione dei tre poteri, principio fondante della democrazia. E, di fronte a quest'ennesimo allarme democratico, l'Italia dei valori è pronta - attacca l'ex pm - a chiamare a raccolta i cittadini per altre cento e mille piazza Navona". Di tutt'altro avviso i radicale che, su questo tema, si dicono "più vicini al ministro della giustizia che ai democratici".

Mentre il Pdci, per bocca di Marco Rizzo, punta il dito contro il Pd: ''Si sta preparando un grande inciucio per il controllo definitivo della magistratura da parte della politica. Il piano della P2 si compie definitivamente. La sinistra complice dovrà vergognarsi''.

(8 dicembre 2008)

 

 

 

 

L'UNITA'

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2008-12-08

Bossi frena sulla giustizia: 'Prima viene il federalismo'

Nuovo scontro all'interno della maggioranza: mentre il Pdl accelera sulla riforma della giustizia, il ministro delle riforme Umberto Bossi ha messo subito i paletti, replicando che a suo avviso è importante prima di tutto approvare il federalismo: ''Per noi la priorità è il federalismo, comunque se Berlusconi decide che la giustizia è la priorità, i voti li ha lui. Ma mi sembra che anche la sinistra ci stia adesso, quindi, se trovano l'accordo...''.

Il ministro delle Riforme ha quindi aggiunto: ''Il primo accordo l'abbiamo trovato noi sul federalismo, adesso se trovano anche l'accordo sulla giustizia va bene'. Ma a chi gli ha chiesto se il federalismo venga prima della giustizia, ha risposto: ''Il federalismo c'è subito, adesso, viene prima per forza perché è già passato in commissione al Senato. Prima passa il federalismo, poi la giustizia''.

Al segretario della Lega Nord ha fatto eco il capogruppo leghista alla Camera Roberto Cota, che ha ribadito: "Per quanto riguarda le riforme il federalismo fiscale è una priorità assoluta". "Il federalismo è l'unica riforma strutturale -ha aggiunto Cota- per uscire dalla crisi economica. Sulla giustizia il ministro Alfano riferisca in Parlamento e ci faccia sapere la sua posizione. I paletti devono essere la separazione delle carriere, il ritorno alla polizia giudiziaria di competenza per quanto riguarda le indagini preliminari e la riforma del Csm".

L'agenda dettata da Bossi ha anche provocato un botta e risposta tra Maurizio Ronconi dell'Udc e Piergiorgio Stiffoni della Lega. Per l'esponente centrista "imporre oggi una priorità del federalismo fiscale significa vivere sulla luna" e Stiffoni ha ribattuto. "La Lega e la sua battaglia per il federalismo fiscale non sono sulla luna, tutt'altro: siamo ben piantati nel paese e prima si fanno le riforme e meglio è. La giustizia è un tema importante ed essenziale, ma non è il problema, semmai è tra i problemi che questo esecutivo deve affrontare, dopo il federalismo fiscale che vuole la gente".

Giorgio Tonini, senatore del Pd, ha subito replicato: "Abbiamo detto no al referendum sul lodo Alfano così come siamo non ci sentiamo di aderire a iniziative come quella dell’IdV a piazza Navona". Quanto al dialogo, ha spiegato Tonini, il Partito Democratico è aperto al confronto in Parlamento sulla riforma della giustizia ma a due condizioni: la prima è che ci si confronti su una riforma "per i cittadini e non per difendere la politica dalla giustizia" e la seconda è che il dialogo sulla giustizia sia "nettamente distinto dalla questione morale" cosa che non tutti nel centrodestra stanno facendo, ha sottolineato il senatore del Pd.

"Abbiamo sentito alcuni esponenti del centrodestra che vorrebbero fare di tutta l'erba un fascio. Dicono che saremmo tutti uguali dal punto di vista della questione morale, che addirittura dovremmo chieder scusa a Craxi come se l'avessimo ammazzato noi. Ecco, se questi sono i presupposti - ha aggiunto Tonini - allora è piuttosto difficile dialogare perchè per al Pd, che già tante proposte ha elaborato in materia, interessa promuovere una riforma a favore dei cittadini e non per difendere la politica dalla giustizia".

Il ministro ombra della Giustizia, Lanfranco Tenaglia, è entrato nei dettagli della riforma e ha spiegato che "i punti che per il Partito Democratico sono prioritari e che propone per la riforma della giustizia sono processi più rapidi, un maggiore equilibrio fra i poteri dello Stato e certezza della pena". "Su questi temi - ha aggiunto Tenaglia - ribadiamo la nostra disponibilità al confronto, alla luce del sole, in Parlamento. Sia chiaro però che non accettiamo prediche nè soluzioni preconfezionate che non risolvono i nodi più drammatici della giustizia italiana e che dovessero avere come fine ultimo non i diritti dei cittadini ma la subordinazione della giustizia alla politica. L'ordinamento giudiziario ha già subito delle modifiche negli ultimi tre anni e ora c'è una distinzione molto rigida tra chi giudica e chi indaga. Ma se facciamo una separazione delle carriere, chi controlla il pm? Chi garantisce che rispetti le regole e non agisca con fini diversi da quelli della giustizia?".

"Inoltre - ha proseguito il deputato del Pd -, vorremmo ricordare al ministro Alfano che in Italia le riforme costituzionali fatte a colpi di maggioranza sono sempre naufragate e che, dunque, continuare ad agitare la bandiera dell'autosufficienza equivale ad assumersi la grave responsabilità di far fallire anche quella, delicata e importante, della giustizia. Le reazioni scomposte di tanti esponenti del Pdl dimostrano invece che si vuole alzare un polverone sulla giustizia per nascondere l'incapacità del governo ad affrontare la grave crisi economica; e anche che, in ogni caso, la vicenda di Catanzaro viene presa a pretesto per addomesticare la giustizia con le soluzioni che ben conosciamo e che il premier e i suoi predicano da anni".

08 Dic 2008

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2008-12-06

Caso De Magistris al Csm: trasferire Apicella e Iannelli

6 dicembre 2008

ll presidente della Prima Commissione del Csm, Ugo Bergamo, e Bernardo Petralia durante la conferenza stampa al Csm (Ansa)

La prima commissione del Csm all'unanimità ha aperto la procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale nei confronti del procuratore di Salerno Luigi Apicella e del procuratore generale di Catanzaro Enzo Iannelli. La decisione è stata presa a conclusione delle audizioni dei vertici dei due uffici giudiziari.

Secondo quanto riferito al Consiglio Superiore della Magistratura dal procuratore generale di Catanzaro Enzo Jannelli avrebbero avuto modalità sconcertanti le perquisizioni ordinate dalla Procura di Salerno nelle abitazioni dei pm di Catanzaro. Alcuni di loro sarebbero stati addirittura denudati. Questo trattamento sarebbe stato riservato al pm di Catanzaro Salvatore Curcio. E, sempre nella sua abitazione, la perquisizione - cominciata alle sei del mattino - avrebbe riguardato persino gli zainetti dei suoi bambini.

Ma l'istruttoria del Csm sullo scontro tra le procure di Salerno e Catanzaro va avanti. Martedì saranno ascoltati altri pubblici ministeri dei due uffici requirenti. Si tratta dei pm di Catanzaro Salvatore Curcio e Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo, titolari dell'inchiesta Why not e firmatari del controsequestro del fascicolo.

Per la procura di Salerno saranno invece ascoltati i pm Gabriella Nuzzi, Dionigo Verasani, titolari del procedimento a carico dei magistrati di Catanzaro, e ancora Antonio Centore, Fabrizio Gambardella, Roberto Penna e Vincenzo Senatore. Tutti questi magistrati hanno partecipato al sequestro e alle perquisizioni che si sono svolte alla procura di Catanzaro e nelle abitazioni dei pubblici ministeri di quell'ufficio.

"La conclusione è prevista - ha spiegato il presidente della Prima Commissione Ugo Bergamo - subito dopo Natale".

 

Ugo Bergamo, presidente della Commissione: "Tensione e sofferenza"

Una "tensione notevole" e "sofferenza palpabile": è il clima che emerge dalle audizioni al Csm. A riferire questo è il presidente della Commissione, Ugo Bergamo, che parla di "tensione e sofferenza in conseguenza agli episodi vissuti a Catanzaro che hanno prevaricato l'aspetto processuale". "Abbiamo sentito giudici e presidente della corte sulle questioni di competenza di Catanzaro e l'attività giudiziaria che riguarda i capi di imputazione - ha aggiunto - per avere un quadro generale del vissuto". Bergamo, nel ribadire la necessità di prendere decisioni da parte del Csm nel più breve tempo possibile, ha parlato di una "crisi" che ha raggiunto dei livelli di riguardo per cui è necessario intervenire per ridare rispetto e autorevolezza alla magistratura". E a chi gli chiede se si possa parlare di "guerra" tra le due procure, Bergamo risponde che "ci sono visioni molto diverse, direi anche opposte". Le audizioni, comunque, procedono "serrate", e da queste "sono stati acquisiti elementi utili - aggiunge Bergamo - per il quadro di riferimento delle varie fasi processuali di Catanzaro e Salerno".

Nicola Mancino, vicepresidente del Csm: "Fatti sconcertanti"

Il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, secondo quanto si apprende, sta seguendo a distanza le audizioni dei capi degli uffici giudiziari di Salerno e Catanzaro, che si stanno susseguendo a Palazzo dei Marescialli. "Sono fatti sconcertanti", sarebbe stato il commento di Mancino al racconto di quanto detto dai protagonisti alla I Commissione del Consiglio superiore della magistratura.

Le tappe della vicenda

Hanno avuto inizio nel febbraio di quest'anno le richieste avanzate dai pm di Salerno alla Procura della Repubblica ed alla Procura generale di Catanzaro per l'acquisizione di una serie di atti relativi alle inchieste Poseidone e Why Not.

La corrispondenza tra i magistrati è contenuta nel decreto di sequestro degli atti dell'inchiesta Why Not disposto dalla Procura di Salerno.

Dopo il primo ordine di esibizione ci sarebbe stata, secondo i magistrati di Salerno, una nota interlocutoria della Procura generale di Catanzaro.

Il 4 marzo la Procura di Salerno ha quindi reiterato l'ordine di esibizione.

Il 26 aprile la richiesta degli atti fu parzialmente evasa.

Il 4 giugno il procuratore di Salerno si recò a Catanzaro dove notificò ai magistrati della Procura Generale un nuovo ordine di esibizione degli atti dell'inchiesta Why Not.

Il 17 giugno i magistrati della Procura generale si riunirono ed inviarono una nota ai magistrati di Salerno nella quale si invitava il "Procuratore della Repubblica di Salerno, ovvero, secondo le determinazioni di questo, magistrati di quella Procura, a tal fine incaricati, a portarsi personalmente in questo ufficio per prendere diretta visione degli atti di interesse al fine di estrarne copia".

 

 

 

 

 

 

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